Una storia iniziata il 1° aprile 1976 in un garage di Los Altos dal “Think different” di Steve Jobs, Steve Wozniak e Ronald Wayne
La storia di Apple inizia il 1° aprile 1976 in un garage di Los Altos, in California, dal genio visionario di Steve Jobs insieme a Steve Wozniak e Ronald Wayne, il “fondatore dimenticato” che abbandonò l’azienda dopo meno di due settimane. Wayne aveva conosciuto i due Steve mentre lavorava presso Atari e, con i suoi 41 anni, era la figura più adulta del gruppo (Jobs ne aveva 21 e Wozniak 26). Affascinato dalla visione di Jobs e dalle capacità tecniche di Wozniak, accettò di entrare nella neonata Apple Computer Inc. Il suo contributo fu tutt’altro che secondario: redasse il primo accordo societario con la sua macchina da scrivere (il contratto preliminare di tre paginette per la commercializzazione del primo computer), scrisse il manuale di istruzioni dell’Apple I e progettò il primo logo dell’azienda che non rappresentava ancora la celebre mela morsicata ma raffigurava Isaac Newton seduto sotto un melo. L’immagine era ispirata a una citazione del poeta William Wordsworth, incisa nel logo stesso: “Newton, una mente che viaggia per sempre attraverso strani mari del pensiero.”
Per costituire la società bastarono 1.300 dollari, faticosamente racimolati da Steve Jobs e Steve Wozniak vendendo il Volkswagen Bus del primo e la calcolatrice HP del secondo. Nel 1980 la società venne quotata in Borsa e quatto anni dopo arrivò il primo successo su vasta scala con il lancio del Macintosh. Presentato con il celebre spot diretto da Ridley Scott, fu il primo PC capace di conquistare un vasto pubblico con l'introduzione di mouse e interfaccia grafica. Al momento aureo iniziale, segue l’abbandono nel 1985 di Steva Jobs che rientrerà a Cupertino nel 1996. In mezzo, non sono mancati momenti bui e flop anche colossali, come il primo portatile Lisa o il palmare Newton, lanciato nel 1993, forse troppo in anticipo rispetto ai suoi tempi. La storia trionfale di Apple è certamente in simbiosi con quella del suo carismatico fondatore Steve Jobs, sensibile alla musica: “Il mio modello di business sono i Beatles”, dichiarava e così, il 9 gennaio 2001, viene lanciato iTunes che cambia la musica digitale; il 23 ottobre dello stesso anno l'iPod il cui slogan era “1000 canzoni in tasca”. Poi la rivoluzione iPhone: presentato il 9 gennaio 2007, cambia radicalmente il mercato degli smartphone. Il 27 gennaio 2010 arriva il primo iPad e il 10 luglio dello stesso anno è aperta l'App Store che ha creato l'economia degli sviluppatori ed è ancora un caposaldo dei servizi della Mela. Nel 2015 arriva l'Apple Watch che cambia l'approccio alla salute.
Il 2011 è caratterizzato dalla scomparsa di Steve Jobs. Dall’agosto dello stesso anno, il CEO del colosso di Cupertino è Tim Cook che, in occasione dell’importante anniversario, ha scritto: “Apple è stata fondata sulla semplice idea che la tecnologia dovesse essere personale e quella convinzione, radicale all'epoca, ha cambiato tutto”. Un pensiero in continuum con il “Think Different” lo slogan delle origini che celebrava l'innovazione, la creatività e l'anticonformismo. Cook ha elogiato "I ribelli tanto pazzi da pensare di poter cambiare il mondo da riuscirci”. Un omaggio allo “Stay hungry, stay foolish”, iconica frase del celebre discorso di Steve Jobs a Stanford nel 2005 che segnava il percorso di valori delle persone che hanno contribuito a costruire l'identità di una società che ha cambiato le nostre vite con l'iPhone, il modo di ascoltare la musica con l'iPod e iTunes ma anche il mondo dei computer che Jobs definiva “biciclette per la mente”.
Dal garage di Los Altos la piccola compagnia Apple Computers a distanza di mezzo secolo è divenuta una delle più grandi aziende al mondo per valore di mercato con 3.600 miliardi di dollari pari a circa una volta e mezza il PIL dell'Italia. Nel presente, in Apple c’è una strategia fortemente basata sui servizi che hanno garantito ottimi profitti e un focus rinnovato sui dispositivi. Come il MacBook Neo lanciato pochi giorni fa e il caposaldo iPhone che assicura utili record anche grazie all'impennata delle vendite nel mercato asiatico. Vito Leso